Federica Valbusa Studio

Arredamento e Design

Arredamento e Design: dal Salone del Mobile alle strategie di internazionalizzazione

Il Salone del Mobile di Milano ha visto la sua 56esima edizione. Dal 4 al 9 aprile, non-stop, la città si è trasformata come ormai di consueto, grazie alle tante manifestazioni che costellano l’avvenimento. Anche quest’anno elemento centrale sarà la dimensione internazionale dell’evento.
Circa 2.000 espositori hanno occupato un’area espositiva superiore ai 200.000 metri quadrati. Numeri importanti che, insieme alle migliaia di prodotti esposti in anteprima, confermano il profondo valore del Salone del Mobile come palcoscenico della creatività con oltre 300.000 visitatori provenienti da più di 165 Paesi, secondo le stime attese.
Come confrontarsi quindi con questo parterre variegato, proveniente da Europa, Asia, Medio Oriente?
Per le aziende italiane è ormai evidente: internazionalizzazione ed export sono un must. Soprattutto in comparti come il design e la produzione artigianale, dove il valore del Made in Italy rappresenta un vero status symbol agli occhi dei buyer internazionali, e la capacità di conquistare mercati importanti come Russia ed Emirati Arabi è diventata la chiave per far decollare il proprio business. L’arredo Made in Italy infatti guida i trend di crescita e i dati registrati nell’ultimo triennio con riferimento all’export riflettono l’importanza della crescente richiesta del prodotto di design realizzato in Italia.

Aprirsi all’estero significa entrare in un nuovo mercato – un passaggio che va affrontato con cautela, considerando ogni minimo dettaglio.
Quali sono i più importanti step da affrontare? Certamente tra le fasi preliminari di una valida strategia di internazionalizzazione ci sarà la valutazione del mercato target, come sempre della concorrenza diretta e indiretta, ma anche e soprattutto delle strategie comunicative da adottare.
Limitarsi alla sola lingua inglese, per esempio, può davvero non bastare per conquistarsi la fiducia di mercati come quello russo o quello arabo. Non solo perché già circa l’80% delle aziende che operano nel settore già possiede un sito vetrina tradotto in inglese, che quindi non costituisce più un fattore distintivo per la valorizzazione dei tuoi punti di forza, ma anche perché i clienti potenziali insediati in questi Paesi ormai pretendono di acquistare un prodotto pensato appositamente per loro, corredato da contenuti e informazioni tradotti nella propria lingua madre.

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